Chiuso per ferie
Arrivai in casa, lanciando il marsupio
con forza contro la parete, e nell'imprecare, usai ogni oncia della
mia creatività.
“Ce l'hai con me?”, chiese Dio.
“Scusa. No, non ce l'ho con te. Ma
con quelli che ti rappresentano”.
“Prenditela con loro, allora”.
“Eh sì, pare facile”.
Dio non è uno che lascia passare sotto
silenzio, le cose con grande facilità. Insiste, fino a quando il
buchino sul pavimento non diventa un cratere simile al Gran Canyon.
“Che ti hanno combinato?”.
“Ricordati di santificare le feste!”,
dissi, criptico.
“L'ho già sentito”.
“Appunto. Allora, vuoi spiegarmi
perchè i tuoi amministratori delegati cercano di sabotarti?”.
Dio si mise a ridere. “Questa mi piace. Promette di essere una bellissima discussione”.
“C'è poco da dire: esco stamattina
alle 11.20. Conosci la città, non è piccola, ma non è nemmeno New
York. Una cinquantina di parrocchie... Qualcuna dirà Messa, penso
serenamente”.
“Eh bè...”.
“E così comincio, un bel giretto.
Provo la prima, provo la seconda, la terza, la quarta... Alla quinta inizio un po' a preoccuparmi. Alla sesta non riesco a capire dove
sono capitato. Forse in America Latina, o in Africa, dove
trovi una chiesa ogni millecinquecento chilometri: così cerco la mia
posizione su Google Maps. Ho conferma di trovarmi in un luogo civile,
e tiro un sospiro di sollievo. Fermo un paio di signore, di fronte ad
una chiesa, e chiedo se c'è la messa di mezzogiorno; mi guardano
sconvolte: Ma scherza? Assolutamente no. Come se avessi insultato il
loro parente più prossimo, ti rendi conto! Per farla breve ho
attraversato l'intera città: niente! Due messe al giorno, a volte
anche una. La mattina alle 8 e il pomeriggio alle 19. D'un tratto:
colpo di genio! Il Duomo, la nostra Cattedrale: vuoi che non ci sia
la messa di mezzogiorno? Arrivo alle 12.10. Entro e leggo sul
portone: La messa delle 12.15 è sospesa per tutto il mese di agosto.
Sospesa? Ma scherziamo! Cos'è, una partita di calcio? 'Oggi, causa
caldo eccessivo, la partita Gesù Cristo contro Satana non si terrà.
Verranno rimborsati i biglietti'. Questa è una cosa che mi fa andare
fuori di testa! E ancora di più, mi fanno incazzare quelli che ti
dicono: 'Ma certo! E' normale. Siamo in estate! Ti pare che possano
dire messa in agosto, quando la gente va a mare tutta la giornata.
Non ci andrebbe nessuno. Non ci sono abbastanza preti, così quelli
condensano il loro lavoro in due appuntamenti al giorno”.
A quel punto, Dio non riuscì a
trattenere una risata.
“Sì, tu ridi. Ed io mi danno. Ti
rendi conto? Sono stato a Roma, l'altro giorno. Stiamo parlando di
una Basilica, posto importante: eravamo in dieci, lì dentro. E il
prete ha prestato il suo servizio senza un accenno di fatica. E ne
aveva dette altre tre, prima. Invece, qui, è come al cinema, due
soli spettacoli, per fare in modo che quelli che vogliono vedere il
film vengano tutti! Così ottimizziamo il guadagno. Ma porca pupazza,
sono preti o avvocati? E' un servizio pubblico, o no?”.
“No”, disse Dio con dolcezza. Lo
guardai con un certo stupore. “L'espressione servizio pubblico
l'avete inventata voi uomini, io non mi sognerei mai di utilizzarla.
Fare il prete non è un lavoro, né un servizio: è una vocazione. O
sei prete, oppure no. Dire messa vuol dire dare valore all'incontro
con me e non dovrebbe esistere piacere più grande. Ogni giorno, in
ogni parrocchia, dovrebbero esserci messe ogni ora, e bisognerebbe
dare il permesso di prendere la Comunione ogni giorno, per più
volte. Ti dirò di più. Andrei anche oltre: le chiese aperte. La mia
casa dovrebbe essere sempre aperta a tutti, giorno e notte. Che senso ha porre un ostacolo al desiderio di
incontrarmi? E' come se qualcuno venisse da me ed io gli dicessi: 'Ci
vediamo fra due o tre ore. Adesso sono impegnato”.
“E' quello che dico io. E poi, dal
pulpito, ti dicono: 'In vacanza non scordiamoci di Dio'. Ma se loro
sono i primi”.
“Ma, alla fine, ci sei poi andato, a
messa?”.
Abbassai gli occhi, con vergogna. “No.
Colpa mia. Ecco perchè cercavo una chiesa stamattina. Nel pomeriggio
non potevo...”.
Dio mi guardò sorridendo, come un
padre gentile. “Allora ti andrai a confessare. Ed io spero che
prima o poi, insieme a te, ci saranno anche i miei CEO, a fare la
stessa cosa. Perchè sono anche loro esseri umani, ed anche loro
sbagliano. E la loro responsabilità è maggiore, a motivo del
fatto che, volenti o nolenti, essi sono di esempio, e
purtroppo non hanno l'umiltà di farsi ultimi al servizio degli
ultimi. Per penitenza, scriverai sul tuo blog questa nostra
discussione”.
“Così avrò la responsabilità di
convincerli?”.
“Non essere presuntuoso, quello è
compito mio. Scriverai per dire che hai passato il pomeriggio con tua
figlia, che ti vuole bene e per la quale tu sei la colonna portante
della sua vita. Tua figlia, che non ti vede mai durante l'inverno e
della quale devi goderti ogni attimo, perchè prima o poi crescerà,
e la cosa che ricorderà meglio, non saranno le chiacchere noiose di
gente che la guarda dall'alto in basso, a sottolineare i suoi
peccati, ma il tempo trascorso con suo padre, che l'ha sempre amata e
che è sempre stato con lei. Ogni attimo, ogni volta che lei ne
aveva voglia, ogni momento della propria vita, anche quando, umanamente, la cosa può arrecare stanchezza e sacrificio. Un
padre, per cui la prima responsabilità, è nei confronti della
figlia, e per il quale questa responsabilità non pesa, né di
giorno, né di notte. Senza sospensioni, ad agosto”.
Ecco, questo è il mio Dio.
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